Hegel: ai confini dell’astrusità

Come ben potrà confermare chiunque abbia avuto a che fare con un testo riguardante la filosofia o, meglio ancora, con un testo di un filosofo, non è affatto cosa facile acquisire dimestichezza con lessico, contenuti e quant’altro di questa tipologia di letteratura. Concentrandoci in particolare sulla questione del linguaggio, nel senso più comune e generico del termine, sarà bene notare come, a questo riguardo, la filosofia faccia riferimento a due idiomi fondamentali: il greco e il tedesco. Dando per assodato il legame che unisce la filosofia al greco, un legame praticamente ancestrale, si potrebbe ripercorrere l’origine del legame tra filosofia e lingua tedesca ma, non essendo io la persona più adatta a trattare tali argomenti e non essendo l’obiettivo dell’articolo, lascio ad altri l’arduo compito legato alla genealogia di questo legame e mi limito a notare come alcune tra le più eminenti figure della filosofia, in particolare negli ultimi secoli, abbiano dato corpo alle loro opere utilizzando la lingua tedesca. Il fine ultimo di questo articolo è far notare alcune ragioni per cui il grande filosofo tedesco Georg Wilhelm Friedrich Hegel utilizzi  forme espressive quantomeno astruse, probabilmente le più astruse nel panorama della letteratura filosofica.

  • Il primo punto è legato proprio alla lingua tedesca. Si può notare una comune tendenza dei filosofi che hanno scelto di esprimersi in tedesco, in particolare quelli di origine germanica, a esprimersi in maniera quantomeno complessa. Certo, da questo punto di vista Hegel non teme confronti. Per dirla con Th. Hearing

“è un segreto di pulcinella che nessun interprete di Hegel sia in grado di spiegare, parola per parola, una sola pagina dei suoi scritti.”

        Non si possono escludere dal podio tuttavia Immanuel Kant e Martin Heidegger, veri e propri professionisti del settore.

  • In seconda istanza mi pare lecito notare che, sebbene considerasse la filosofia come accessibile a tutti in linea di massima, Hegel non considerasse, tuttavia, semplice la strada per accedervi. Tutt’altro. Alla stregua dei filosofi greci, Hegel individuava nella filosofia la più alta delle discipline. Probabilmente è per ciò che il nostro, il quale insegnò anche al ginnasio, sviluppò una sorta di “propedeutica filosofica”.
  • La sua volontà e stile, in terza istanza, sono caratteristici dei pensieri che sviluppa. Il fatto che Hegel si esprimesse in maniera intricata è plausibilmente legato alla sua volontà di mostrare lo svelarsi dei fenomeni nella loro articolazione, in continuità con il suo sistema filosofico. Le espressioni che Hegel usa sono caratteristicamente dialettiche, o meglio, fenomenologiche, data la parsimonia con cui il suddetto utilizza il termine dialettico.

Vorrei conclusivamente notare che, nonostante l’astrusità di Hegel e le difficoltà che incorrono nel comprenderlo, non penso che questo suo modo di esprimersi, come si potrebbe facilmente e ingenuamente sostenere, considerando la capitale importanza di questo filosofo nella storia della filosofia, sia alla base della debole diffusione della filosofia in generale, nella fattispecie la sua. Il fatto che la filosofia sia poco diffusa tra l’altro è perfettamente opinabile, visti i tempi che corrono. Tuttavia, la filosofia nell’educazione è ancora un processo che potremmo definire a due vie. I filosofi e coloro che si occupano di filosofia possono benissimo far circolare i loro pensieri, ma la domanda è: può la maggioranza della popolazione sentire il desiderio e la necessità verso un incontro e una educazione che non sia quella standard e che, per dirla in termini hegeliani, richieda alienazione? Si possono dunque incontrare queste due vie, quella del filosofo e quella dell’uomo della strada?

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